Forme
e Magia dei Dolci di Sicilia
La
gola è sede del piacere edonistico e pertanto, per i suoi
eccessi, ebbe un buon posto tra i "sette vizi capitali" (la
dannosa colpa della gola dirà Dante). I Siciliani però non
hanno mai considerato né un vizio né un peccato l'indulgere
di tanto in tanto ad un buon pranzo ma è cosa certa che essi
hanno identificato ed identificano il massimo di questo piacere
nel gustare i dolciumi più che ogni altra cosa. Ne deriva
che sono tutti "viziosi", se si tiene conto che in nessun'altra
regione ne fu mai inventata, creata, realizzata una cos'ì
grande quantità.
Il dolce nasce, alle origini,
quale "pane speciale", diverso da quello giornaliero: la natura
ha spinto sempre l'uomo a variare e diversificare i cibi,
perché sia sempre stimolato nell'appetito, possa meglio nutrirsi,
e quindi meglio conservare la specie. Il dolce piacevole e
gradito (la Scuola Salernitana, a proposito, pontificava:
il dolce purifica il senso del gusto) pian piano assumerà
il ruolo simbolico di magnificatore di un'occasione, di una
cerimonia, di una festa, il suo consumo finirà per scandire
le ricorrenze di calendario (vedasi i dolci legati alle feste).
Ma è interessante esaminare i dolciumi in base alle forme
geometriche che a loro sono state date ab antiquo e che tradizionalmente
si sono conservate nel tempo: in definitiva sapere il perché
dell'aspetto che, pur senza saperlo, la padrona di casa dà
a questa o a quell'altra specialità, rispettando quasi un
rituale. Di certo queste pratiche affondano le loro radici
in antiche simbologie magiche; vediamo di scoprirle.
IL
ROMBO
Figura magica, che si ritrova presso diverse culture. Gli
antichi Greci usavano un legnetto con questa forma nei sacrifici:
legato a una funicella, lo facevano ruotare in aria e dal
sibilo ottenuto traevano responsi. Uno strumento simile si
trova presso gli Indiani d'America e presso alcune tribù dell'America
Latina, per interpretare le voci delle divinità. In Calabria
un rombo viene posto tra le braccia della croce che si mette
sui covoni durante la mietitura. In Sicilia abbiamo la cubbàita
e i mustazzola di vinu cuòttu, che vanno tagliati a forma
di rombo e mai in altra.
LA
MEZZALUNA
La "mezzaluna" o "crescente" fu introdotta in Sicilia dalla
cultura araba; gli Arabi infatti, attraverso la figura della
luna che cresce, adoravano la natura. Residui di queste credenze
ancora sopravvivono nell'Isola: quando, ad esempio, la chioccia
si mette a covare, nel nido si pone una falce che simboleggia
il crescente. Senza contare tutte le attività connesse al
crescere e al divenire (semina, irrigazioni, potatura, raccolta
di frutti di terra, taglio dei capelli, imbottigliamento,
etc.) che mai devono essere operate a "luna calante". Ed eccoci,
per rimanere nel nostro tema, ai ravioli dolci, alle 'mpanatìgghi,
ai pasticcìuotti: tutti, senza altra possibilità, hanno la
forma di mezzaluna.
IL
CERCHIO
Il cerchio, o disco, è simbolo maschile di completezza ed
eternità, quindi amuleto di protezione aggregata: disco, circolo
e sfera furono da sempre considerati forme e figure perfette.
Probabilmente da questo (eredi della latina placenta) nascono
la cassatèdda di ricotta, una pizzetta coi bordi leggermente
rialzati sulla cui superfice si spalma ricotta dolcificata,
e quindi tutta una serie di torte e crostate fra le quali
primeggia la classica cassata siciliana.
IL
TRIANGOLO
Questa figura geometrica simboleggia la magia del numero tre,
il suo scindersi e ricomporsi nella divinità. Nella simbologia
cristiana, peraltro amplificata in Sicilia, il triangolo posto
sulla testa di Dio rappresenta la bellezza, 1'ordine, 1'armonia.
Una notevole quantità di biscotti, nell'Isola, prende questa
forma.
LA
"S"
Ad alcuni classici biscotti siciliani (ad esempio i viscotta
rizzi, i nucàtili ed altri), viene data la forma di "S" che
simboleggia il serpente il quale, in ogni religione, ha generato
svariate mistiche che ne hanno fatto il simbolo dell'arcano
impenetrabile.
LA CROCE
II simbolo della croce, in Sicilia a seconda delle occasioni,
porta bene o male. Mai disporre le posate a croce; e bisogna
spazzare bene il pavimento, durante la lievitazione del pane,
onde evitare che due fuscelli, o rametti, si dispongano a
croce, segno di malaugurio. Si incide invece una croce a punta
di coltello, sul panetto di lievito da conservare e di molti
pani e di dolciumi, che saranno cos'ì sottoposti alla protezione
di Cristo nel lievitare o nel cuocere. In Sicilia la forma
di croce è molto diffusa nella confezione della biscotteria.
IL CILINDRO
Il cilindro spesso non è altro che il simbolo della forma
fallica. L'adozione emblematica di questa parte virile nasce
dalla concezione mistica della forza rigeneratrice e della
fecondità nonchè dall'averle attribuito (vedansi i falli pompeiani)
un valore apotropaico, ossia un mezzo per allontanare il "malocchio".
Nulla ci vieta quindi di pensare che il nostro cannolo ne
sia un'espressione (per giunta dolce carnevalesco e definito
"scettro da re"). Anche la petrafènnula (o aranciata o citràta)
viene per antica consuetudine confezionata esclusivamente
in forma di cilindro e così le gravizzàte e molti biscotti
tipici di diversa località: emblematico il classico "biscotto
di San Martino" di Regalbuto, la cui forma e dimensione alludono
spudoratamente al sesso del santo.
LA PIGNA
Fin da tempi remoti ha rappresentato la divinità, assurgendo
a simbolo della montagna. E' stata anche simbolo della fecondità
e di forza rigeneratrice per i semi che contiene; e fu presa,
infine, ad emblema della elevazione speculativa e della filosofia.
Di questi suoi valori traslati si trovano ancora tracce evidenti
in Sicilia, dove la pigna appare sui pilastri dei cancelli
d'ingresso, o come soprammobile di ogni misura e materiale,
o ancora, o come elemento ornamentale da sistemare (più appropriatamente)
ai quattro spigoli dei letti matrimoniali in ferro. Le diffuse
pignuccàte e pignulàte, dolciumi natalizi, prendono questi
nomi appunto perché si è data loro la forma "a pigna".
ALTRE FORME
Altre forme ancora vengono date a certi dolci, mantenendone
il tema da generazioni: ai cucciddati si dà quella di corona
circolare; alle caramelli di carrùba quella quadrata e ancora,
ad altri biscotti, la forma rettangolare. A tutto ciò che
inizialmente è molle o liquido (mostarda, budini, geli) si
trova il modo di precostituire la forma che assumerà dopo
la solidificazione: ecco inventate così le tipiche formelle
di ceramica di Caltagirone (dalla infinita gamma di disegni
e bassorilievi) che permetteranno al prodotto finito, una
volta essiccato, di configurarsi in tutta una serie di riproduzioni:
monogrammi di Gesù, della Madonna, di San Giuseppe, figure
di Santi e così via. Esiste infine un'altra serie di dolciumi
dalle forme simboliche facilmente intuibili (almeno in pane).
Torte e cassate a forma di cuore (regali tra fidanzati); biscotteria
che riproduce elementi della natura: piante e fiori, come
i rami di meli, le olivette di Sant'Agata (nate per via di
un episodio miracoloso). Ed ancora, animali in forma di pesci,
cavallucci, colombe; oggetti, come le chiavi (simboleggianti
S. Pietro); allusioni a parti del corpo umano, come le ossa
di mortu o i cannaruzzèddi di Sammilàsi, le minni di Sant'Agata,
oppure figure antropomorfe, riproducenti in genere santi,
come i pupìddi nanàu (SS. Cosma e Damiano) e simili.
Nulla vi dirò, di cosa fossero
i muylloì (gunaìkeoìon àidìon) che in Sicilia, per le feste,
da oltre 2000 anni, venivano prodotti, portati in processione,
offerti spiritualmente a Cerere e quindi mangiati. Dirò solo
che le feddi di Cancillièri, dirette eredi di questi muylloì,
continuarono ad essere prodotti per secoli dalle brave quanto
ignare ed inconsapevoli suorine della Badìa del Cancelliere
di Palermo.
Giuseppe Coria
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